Mi hai insegnato a temere la morte
quando hai smesso di lucidare i cristalli degli orologi
e incidere i nomi degli amanti
su braccialetti d'oro ed aiutare
le coppie a scegliere le fedi nuziali,
quando hai scioccamente spalato l'inverno
dalla strada di tuo figlio e sei andato a casa a riposare,
ma non ti sei svegliato né dalle urla
né dalle sirene.
Non avevo mai visto quel sonno senza respiro
finché non ti ho visto, passivo, senza espressione, "in pace."
Non avevo mai sentito la pelle, più simile a buccia d'arancia
che a quella del volto che conoscevo,
o compreso quanto perfettamente il corpo
si adatti a una bara, la bara
a un loculo, il loculo
alla terra.
Non sapevo
quanto strettamente comprimessero la terra
sopra una nuova tomba.
Ora, a volte, mi fermo sul terreno ghiacciato
guardando le luci della città
come i tuoi gioielli in lontananza,
aspettando,
chiedendomi se
saprò fare buon uso
di questo dono della vita.