Sotto un cielo di cotone zuppo
da trincea a trincea loro si affrettavano
come figli di Tartarughe Marine,
collegando istanti con il respiro
finché ne furono capaci.
Crociati riluttanti, intorpiditi più in profondità di quanto il freddo possa fare,
aspettavano, stanchi di pericoli e di morte.
Nascendo di nuovo ad ogni avanzata,
correvano attraverso l'aria carica d'acqua,
sui gusci vuoti nei campi.
Con braccia tese afferravano fango rosso
e lottavano per il mare sicuro
della prossima trincea.
In silenzio
rinnovavano la spiaggia dicendo,
La vita che mi ha portato
attraverso questi anni
è ancora tra le mie mani
e nei miei occhi.
Teste chine,
nessun altro pensiero,
seguivano la chiamata,
su e fuori.