Illusioni Ostinatamente Persistenti

La verità nei nostri racconti.

"Sai, Jamey," disse il nonno, interrompendo il fresco silenzio di una passeggiata nel bosco, in un luminoso pomeriggio di primavera. "gli alci una volta avevano le ali."
"Non è mai successo," disse Jamey, certo che se fosse stato vero, ne avrebbe sentito parlare durante i suoi tre anni passati alla Parkman Elementary School, se non altrove.

"Sì, guarda le loro spalle." schioccò le dita in direzione di un groviglio di alcuni spogli fusti di pino. Appena oltre gli alberi nella palude ai lati del lago c'era una grande e irsuta alce e il suo piccolo, con i nasi tra i ciuffi d’erba. "Vedi le scapole? È tutto ciò che rimane delle ali; venivano fuori proprio da lì. Grandi cose grigie piumose. Ovviamente gli alci erano più piccoli a quel tempo. Hanno barattato le ali per una taglia più grande e per i palchi."
"Perché mai avrebbero fatto una cosa del genere?" Non serviva mai troppo di una storia per credere in un racconto del nonno.

"Quando sei piccolo e appetibile nei grandi boschi, rinunci a ciò che hai per sopravvivere. Gli alci hanno rinunciato alle loro ali a favore delle civette."
"Civette?" chiese Jamey sottovoce per non interrompere il racconto.
"Civette! Non pensi che le civette siano un po' fatate? Guardale girare la testa; anche se la maggior parte della magia è sparita dal mondo, una civetta può ancora girare la testa tutto intorno come in un cerchio. Ora, accade che le civette sono sempre state predatrici, ma una volta erano grosse cose ingombranti bloccate a terra. Però non sono mai state quello che definiresti degli stupidi animali. A quel tempo ci volevano un sacco di piccoli alci alati per riempire lo stomaco di una civetta, e loro sapevano che avrebbero finito il cibo prima delle molte generazioni a venire. I piccoli e veloci alci erano dannatamente difficili da catturare. Gli esseri umani erano troppo intelligenti per essere catturati dalle civette e tutto il resto era sotto la protezione umana o troppo piccolo per valere la pena di essere cacciato. Il Principe delle civette capì che se fossero stati più piccoli e più veloci, avrebbero avuto di che vivere di animali che fino a quel momento ignoravano, come topi e conigli. Fece un patto con la Regina degli alci, e lo scambio fu fatto. Questo è successo prima che tutto fosse come è adesso. Gli alci ottennero dimensioni e protezione da praticamente tutto, ma persero le ali. Ora le civette possono saziarsi più facilmente, muoversi più velocemente e sentire il vento sotto la pancia; ma ogni alce nasce desiderando di poter volare."

"Come lo sai?"
"Ci sono cose che i nonni sanno. Tipo, adesso so che la nonna sarà furibonda perché non siamo ancora a casa per cena." Si girò verso lo spiraglio di cielo bianco tra gli alberi e si diresse di nuovo lungo il sentiero verso la strada del campo.

***

Durante una rara visita invernale alla casa dei nonni, due anni dopo, Jamey e suo fratello minore Landon stavano traballando e scivolando sul ghiaccio coi pattini. Avevano giocato a fare il treno sfrecciando sullo stagno osservando le colonne dei loro respiri salire come fumo in quel cielo grigio e brillante. Stavano forse giocando la più lenta e instabile partita di inseguimento di sempre, avanti e indietro, sulla superficie ciottolata di ciò che era fondamentalmente un fosso di ruscellamento in primavera e un avvallamento fangoso in piena estate.
Mezz'ora prima delle cinque, mentre giocavano a hockey con le pigne, le lame del pattino sinistro di Jamey si conficcarono in un pezzo di ghiaccio particolarmente duro e si bloccarono. Fece un sobbalzo in avanti, atterrò sulle ginocchia e scivolò completamente disteso lungo lo stagno.
La risata sulle sue labbra si trasformò in un pianto quando si chinò per scrollarsi via la neve e vide i suoi pantaloni strappati e una macchia rossa di sangue in una traiettoria dritta dietro di lui.
Landon, che difendeva la sua porta con un bastone da hockey improvvisato, scoppiò in lacrime da dove si trovava e gridò.
Nessun dei due ragazzini si accorse del nonno fino a quando Landon non sollevò Jamey tra le braccia. A metà strada tra la collina e il capannone, il nonno lo chiamò per raccogliere i giocattoli e rientrare.

Nel capanno, in mezzo a mucchi ordinati e scaffali metallici di pezzi di questo e parti di chissà cos'altro, il nonno sistemò Jamey su una cassa capovolta. Dopo una pacca consolatoria sul sedere e un bacio sulla cima della testa disordinata dal cappello, si voltò verso il bancone da lavoro e infilò una mano in un buio scomparto per estrarre una malconcia cassetta di pronto soccorso. Con attenzione sfilò i pantaloncini da neve di Jamey. "Allora, li hai visti?" chiese. Un singhiozzo estese il "Chi?" di Jamey in più prolungate sillabe.
"Le stelle," disse lui, con il 'naturalmente' implicito nel tono.

Jamey si strofinò gli occhi con ancora indosso i guanti e subito ricordò la botta dopo il primo impatto sul ginocchio. Il suo cenno del capo coincise con un altro singhiozzo.
"Vedrai stelle ogni volta che batti la testa," Il nonno tamponò il ginocchio sbucciato di Jamey con del cotone imbevuto di alcool. "È per confortarti, per ricordarti da dove vieni."
"North Andover?" chiese Jamey sottovoce.
Il nonno rise. "No, le stelle. Non pensavi che persone e animali fossero originati da qui, vero? Siamo tutti venuti da qualche posto lassù. E lo sappiamo perchè quando sbattiamo la testa o altro, ci viene offerta una rapida visione di casa per conforto. Ricordi quali costellazioni hai visto?"
Jamey scosse la testa. Il suo ginocchio, pulito e fasciato, era stato completamente dimenticato.
"Bene, forse la prossima volta. Solo fai più attenzione." Il nonno sorrise. "E' soltanto una curiosità poco nota; solo i nonni la conoscono." disse facendo occhiolino. "Se lo sapessero gli scienziati, si picchierebbero tutti sulla testa cercando di scoprire esattamente da dove veniamo." Jamey rise proprio mentre vide Landon, appesantito dai giocattoli, entrare barcollando dalla porta con uno sguardo sorpreso sul viso segnato dalle lacrime.

***

Stava nevicando leggermente. Avrebbe nevicato ancora nella mattinata, ma Jamey, che aveva portato la famiglia per la prima volta, era dove aveva pianificato di stare per un po' di tempo. Era felice di essere riunito con tutti i familiari, e i nonni, per la prima volta dopo anni, anche se non tutti erano presenti.
"Cosa sta facendo ora?" chiese Landon. "Qualcuno sa dov'è il nonno?"
"Sta bene, Lan," disse la nonna dalla cucina. "È nel capanno. Gli piace stare lì."

Sarah, la madre di Jamey e Landon, continuava a guardare verso la luce dalla finestra a baia*, strizzando gli occhi, per poi tornare al suo lavoro a maglia. "Mamma, non ci sono troppe cose là fuori con cui può farsi male?"
Infilando la testa sotto l'architrave della porta, e apparentemente senza distogliere l'attenzione dalle pentole sul fornello, la nonna disse "Saretta, tuo padre trascorre la maggior parte del suo tempo in quel capanno da prima che tu potessi raggiungere la maniglia della porta. Vieni ad aiutarmi con la cena e lasciamolo stare."

In un accordo di piatti, posate e pentole e il costante mormorio della televisione, Landon chiese "Pensi che possa essere l'ultimo anno per tutto questo?"
Jamey, anche lui osservando nella luce bianca all'esterno i fiocchi di neve che scendevano pigramente, disse "Mi piacerebbe proprio sperare di no."
"Sì, se dipendesse dalla nonna porteremmo i nostri nipoti qui per le vacanze." Landon si girò sulla schiena e fissò il soffitto. "Il nonno sembra stare davvero bene, non capisco quale sia il problema di Mà."
"Va bèh, certo," Jamey rivolse la sua attenzione al fratello sul divano. "Ma a volte è in un ADESSO completamente diverso rispetto al nostro."
"Ma è ancora bravo per un... racconto 'del nonno'," Landon sorrise, e i due ragazzi sprofondarono in un confortevole silenzio.

***

Più tardi dopo un abbondante pasto caldo e a una considerevole quantità di chiacchiere e di risate, la nonna porse a Jamey una tazza insaponata da sciacquare e asciugare, "Dovreste venire più spesso."
"Ci piacerebbe... bèh, a me piacerebbe e sono sicuro che piacerebbe anche a Landon." Immerse la tazza nell'acqua pulita. "Viaggiare è difficile con la scuola." Esitò a chiedere ciò che gli stava davvero a cuore mentre asciugava la tazza. "Nonno... lui è un problema? Per te, intendo."
"No, sciocco. Vorremmo solo vedervi più spesso."
"Lo sai che la mamma si preoccupa per voi due qui su da soli."
"Soli?" Nonna sembrò sinceramente sorpresa. "Santo cielo, cosa sono le mie conoscenti in chiesa? I nostri amici?" Sorrise nel tegame che stava raschiando e riempiendo di bolle profumate al limone. "Tua madre è una tontolona. Stiamo bene. Tuo nonno sta bene; lo hai sentito a cena. Pieno di storie come sempre. Gatti pescatori con code da scimmia... Lo conosco da mezzo secolo e tira fuori dal nulla storie che non ho mai sentito."
"Avremmo dovuto scriverle fin dall'inizio."
"Niente ti impedisce di cominciare ora." Gli allungò la pentola e si rivolse a lui con un sorriso.
"Ma la sua memoria—"
"Niente è come un tempo, Jamey-Jo." Gli diede un colpetto sulla spalla con un mestolo gocciolante. "o mai lo sarà ancora."
"'Siamo le storie che raccontiamo’ è sempre stata la mia espressione del nonno preferita."

La nonna serrò le labbra prima di dire: "E non c'è mai stato un uomo più pieno."
"Credo che preoccupi mamma quando si dimentica chi siamo o, peggio, che anno è."
"Una cosa è certa: lo amiamo." Tirò fuori il tappo dal lavello.
"E Sì." Jamey disse sciacquando l'ultimo piatto.
Lui ci adora. Nonna si voltò verso di lui. Alla luce calante dalla finestra della cucina, lei sembrò altrettanto solida e capace quanto poteva esserlo una donna di cinque piedi.
Jamey guardò il lavandino che si stava svuotando, "A volte ama un ricordo di noi."
"E non sei d'accordo con me che è in pratica la stessa cosa?" Nonna lo baciò sulla guancia e prese da lui il panno. "Ora, quanto dobbiamo aspettare perchè i nipotini ci vengano a trovare per le vacanze?"

Jamey alzò gli occhi al cielo. "Vado fuori a trovare l'uomo in persona." Alzò una mano. "Non per controllarlo; solo per stare con lui. Forse barattare un paio di storie." Si girò verso la porta del capanno.

C'era un fruscio di stoffa che girava per aria, e il canovaccio schioppettò dietro di lui. Jamey balzò come se fosse stato colpito e sorrise al suono della risatina della nonna mentre tendeva la mano alla maniglia della porta. Era felice nell'attesa di una storia, forse due, e di molti anni ancora di questo particolare racconto.

***

'La distinzione tra passato, presente e futuro è solo un'illusione ostinatamente persistente.'
(Albert Einstein)