Sul trono di Dio

Veni, vidi, vici.

Stephan Leeder si sistemò sul ‘trono di Dio’ e guardò attraverso il vetro a specchio il piano del grande magazzino e la donna biondo-madonna che esaminava le camicie hawaiane color pastello sullo scaffale delle offerte. "Vorrei che infilasse qualcosa in quella borsa gigante del cavolo, così potremmo beccarla." disse nel microfono del suo auricolare.

"Fattene una ragione, Steph," sibilò la voce di Tony nel suo orecchio. "Non capisco perché ti intestardisci tanto pensando che sia una borseggiatrice. L'ho osservata da qui sotto, e l'ho vista comprare delle cose."
"Alcune di loro comprano delle cose per distrarci." Notò che il riflesso del suo cranio giallo sul vetro si stava mangiando un'unghia e tolse il dito dalla bocca. "So che la tendenza nelle borsette va verso dimensioni più grandi questa stagione, ma potrebbe nascondere un divano e due poltrone in quella cosa."
"Bene, oltre al tuo sesto senso e alle dimensioni della sua borsa, non hai nulla su cui basarti." Tony si interruppe. "Hector mi sta facendo delle facciacce dal punto informazioni. Sta facendo la sua interpretazione del segnale internazionale smettila-di-chiacchierare-o-sei-licenziato. Chiamami se vedi qualcosa. Io vado al bagno."

Steph guardò giù al punto informazioni vicino all'ingresso del negozio e salutò. "Comunicazioni interrotte, Capitano," pensò. Che cosa Hector si aspettava che facessero? Era passato un mese dall'ultima attività di borseggio. I ragazzi che rubavano gomme da masticare Rainbow e le palline Super Hi-Bounce non contavano. Scacciare il pervertito nel bagno degli uomini che continuava a infilare specchi sotto le pareti delle cabine per guardare gli altri mentre facevano pipì era stata una deviazione interessante, ma non paragonabile al prendere qualcuno nel momento in cui ruba la merce.

Steph puntò una delle telecamere sulla bionda con la borsa delle dimensioni del Texas e la osservò per un attimo. I suoi capelli sembravano bianchi sullo schermo del video, i suoi occhi piccoli e neri, e le labbra erano anche troppo grandi per il suo viso. O era completamente innocente e la quiete del mese scorso lo stava rendendo paranoico, o era una delle più scaltre borseggiatrici che avesse mai incontrato. Veniva tre, quattro volte a settimana e di solito se ne andava senza comprare nulla. Qualcosa in lei gli sembrava strana. Sarebbe potuto esser stato solo colpa dei capelli biondi! Scelse una camicia. Steph ne controllò il colore attraverso il vetro a senso unico. Era un motivo marino giallo-viola. La portò alle casse, pagò e se ne andò con il suo acquisto.

Se fosse stato un membro della polizia della moda, le avrebbe inflitto la pena di morte per quell'acquisto. Rise. Regolando ancora la telecamera per riprendere l'intero piano del negozio, tornò a sorvegliare il suo regno.

***

"Il panorama potrebbe essere un po' meglio," disse Steph, raggiungendo la sua birra e guardando gli altri clienti nel bar. "Hernie non è mai stato il luogo dove l'élite si incontra per mangiare." Tony seguì lo sguardo panoramico di Steph. "Ma hai ragione, la serata è un po' lenta."

In uno dei tavoli dietro di loro, due coppie stavano fumando senza sosta. Ogni volta che uno di loro spegneva una sigaretta, un altro ne accendeva un'altra. Parlavano così piano che Steph a malapena riusciva a capire cosa stessero dicendo. Da quel che poteva cogliere della conversazione, i due uomini stavano cercando di impressionare le loro compagne parlando delle nuove proposte nel distretto teatrale. Steph lesse la pagina del teatro sul giornale ed era abbastanza sicuro di aver colto più di qualche citazione non attribuita da quelle pagine. Penoso, ragazzi. Prima o poi se ne accorgeranno.

"Hector ti ha fatto il mazzo sul chiacchiericcio via auricolare oggi?" chiese Tony.
"Ha detto qualcosa." Steph stava cercando di capire se le due donne alla fine del bancone erano insieme o semplicemente uscite per bere qualcosa. Silenziosamente si rosicchiò un'unghia e osservò. Una di loro, quella i cui capelli sembravano rossi alla luce fioca del bar, non era affatto male. La guardò lisciare la gonna su una coscia, l’osservò accarezzare leggermente quello che immaginava fosse un prurito sul lato del collo. Si rivolse a Tony, che sembrava distratto dalle stesse due donne. "Ma non ricordo esattamente cosa abbia detto."
Tony guardò giù nella sua birra, con le sopracciglia aggrottate. "Mi ha fatto una bella lavata di testa e non si è fermato per la lubrificazione delle gentilezze."

"Sto cominciando a pensare che intimidisco quell'omuncolo." Steph ne era abbastanza sicuro. Aveva qualcosa a che fare, pensava, con il suo sguardo diabolico brevettato. Tutto ciò che doveva fare era strizzare gli occhi, guardare attraverso i capelli che gli cadevano sulla fronte e serrare la mascella, e sapeva di sembrare più Satana che il diavolo stesso.
"Magari lo avessi fatto. Mi scoccia sempre per qualcosa."

Finirono entrambi le loro birre, simultaneamente, e Steph lo interpretò come il segnale che era ora di andare. "Fuggiamo da questo posto," disse Steph. "La folla è un po' più piacevole al Depot a quest'ora della sera."
"Proprio dietro di te, Mi Amigo," disse Tony mentre si dirigevano verso la porta, facendosi strada attraverso un blocco di tavoli vuoti.

***

Steph si trovava in una piccola radura nel bosco, ma non era da solo. Ogni volta che guardava in una precisa direzione, aveva la sensazione che qualcuno fosse appena passato nel suo campo visivo... qualcuno che vedeva a malapena... qualcuno che sussurrava come in un cielo grigio prima della pioggia. Steph, disse tra sé e sé con una mano stretta e l'altra distesa ai lati, devi svegliarti.

Si sentiva come se avesse i postumi di una sbronza. Sembrava camminasse attraverso l'acqua, non l'aria. Il sangue nelle sue vene lo percepiva denso come la melassa. Poteva sentirlo salire lungo un lato del collo e scendere lungo l'altro in ogni singolo battito del cuore. "È solo un sogno", si disse. "Sei addormentato, e i neuroni grigi del nel tuo diavolo di cranio stanno facendo corto circuito mostrandoti questo piccolo spettacolo dell'orrore, cercando di farti credere che sia tutto reale."

Fece un passo, certo di avere il tempo di calcolare il π fino all'ultima cifra prima che il suo piede toccasse terra. Il fruscio di rami e foglie secche sotto il piede sembrava una carica elettrica di realtà. Il suo subconscio, o chissà cos'altro, stava facendo un ottimo lavoro nel reparto del realismo.

Volse la testa verso destra proprio mentre un'ombra svaniva dalla sua visione periferica. Il vento catturò i suoi sussurri e li portò via dal raggio di ascolto. Ciò che Steph sentiva sembrava il suono di ghirlande di carta crespa che strusciavano l'una contro l'altra in una palestra vuota, ore dopo che gli ospiti del ballo erano andati via. Il suono era così denso che poteva quasi sentire le ghirlande accarezzare il suo viso come pesanti ragnatele. Si girò per vedere di nuovo chi lo stesse osservando, ma lui o lei o loro bisbigliavano fuori dalla sua vista.

Steph si sedette sul letto, respirando affannosamente. Gesù, che sogno dannatamente strano. Provò a ridere, ma sembrò più un singhiozzo angosciato.
"Ragazzo," disse ad alta voce, "Quella è l'ultima volta che guardi film horror sotto l'effetto dell'alcol." Lui e Tony si erano trovati a casa sua per guardare 'I Spit on Your Grave' e l'ultimo 'Evil Dead', quando nemmeno The Depot aveva funzionato bene dal punto di vista del paesaggio. Steph si sistemò sotto le coperte e rise. Nel giro di poco, tornò a dormire.

***

"Tony?" disse Steph nel microfono dell'auricolare. "La bionda è tornata." "Sì, beh, chiamami quando cerca di infilare qualcosa. Non ho bisogno delle critiche di Hector oggi."
"Ti chiamo per qualche altro motivo? Ha appena infilato un cardigan giallo nel buco nero di Calcutta che chiama borsa." Nella risposta di Tony c'era una risata sottile. "Vuoi che salga e prenda il controllo del trono di Dio mentre tu la scorti personalmente alla stazione di polizia, o preferisci che gestisca le cose da qui?"

Steph si sistemò nella sedia e puntò una delle telecamere sulla donna che stava fingendo di dare un'occhiata a un altro scaffale di maglioni. "Preferisco guardare. In effetti, penso che questa sia una scena che soffre per la mancanza di accompagnamento audio."
Sorrise e sincronizzò la telecamera e il microfono direzionale. L'immagine grigia e instabile sul monitor si animò improvvisamente con il suono. Dietro di lui il sibilo del rumore di fondo dall'altoparlante riempì la piccola stanza. Poteva sentire stridere gli attaccapanni che spostava contro il supporto metallico come cerniere arrugginite. Poteva sentirla respirare. Sembrava un po' affannata, e si chiese se fumasse molto.

Lei sospirò e guardò verso l'uscita. Probabilmente sta pensando 'tutto a posto', pensò Steph. I suoi passi suonavano come un metronomo titubante che scandiva il tempo in quattro quarti. Mentre usciva dal reparto abbigliamento femminile, cominciò a respirare un po' più rapidamente. Immaginò di poter vedere il suo petto espandersi con ogni respiro. Attraversò le casse. Steph si rese conto che stava trattenendo il respiro, e esalò silenziosamente. Poteva vedere la sua immagine sovrapposta a quella sullo schermo.
Lei era molto vicina all'uscita. Tony si affacciò dall'alcova a quello che chiamavano 'il punto di non ritorno.'

"Scusi." La voce di Tony sembrava leggermente sottile attraverso il microfono direzionale. "Sicurezza del negozio. Posso controllare la sua borsa?" "Non capisco perché dovreste volerlo fare." La sua voce era molto più piatta di quanto Steph si aspettasse. "Vuole venire nell'ufficio con me così possiamo discutere della questione privatamente con il responsabile?" Steph pensò di vedere una leggera sporgenza dietro la patta dei pantaloni di Tony. Rise e si avvicinò di più al monitor.

"No, vorrei andarmene. Per cortesia, si può spostare?" Nemmeno un accenno di disagio nella sua voce, ma respirava ancora un po' pesantemente. "Mi dispiace, ma non posso farlo, Signora."

Una luce rossa lampeggiò sulla console di Steph. Tony aveva premuto il pulsante di chiamata per assistenza sul suo walkie-talkie. Steph prese il telefono e chiamò Hector. Erano sempre più cooperativi quando parlavano con il responsabile. "Capo, Tony ha bisogno di aiuto davanti con una borseggiatrice. Non sta collaborando." "Ti aspettavi che lo facesse?" disse Hector. "Chiama la polizia se l'hai pizzicata sul fatto. Io vado ad aiutare Tony." Steph chiamò la polizia, li mise al corrente e diede loro l'indirizzo.

Sul monitor, i clienti passavano guardando ma senza guardare veramente alla ricerca della fonte del disturbo. Steph poteva vedere il bianco dei loro occhi mentre passavano. Che educati a non girare la testa e guardare l'imbarazzante scena in corso.
La donna non aveva ceduto la sua borsa.

Hector le si avvicinò. "Signora, sono Hector Lallie, il responsabile di questo negozio. Abbiamo motivo di credere che lei abbia cercato di lasciare il negozio senza pagare alcuni articoli. Non la stiamo fermando a caso. Il nostro operatore di sorveglianza nella cabina l'ha segnalata alla sicurezza del negozio. Vuole accompagnarmi nel mio ufficio?"
Lei guardò direttamente nella telecamera. Steph sobbalzò. Blondie cercò di passare davanti a Hector e Tony.

Che stronza implacabile, pensò Steph.
Entrambi le impedirono il passaggio.
"Possiamo semplicemente aspettare qui la polizia," disse Hector. "è già stata chiamata."

La polizia arrivò senza sirene o luci, e Hector, Tony, i due agenti e Blondie si diressero lentamente verso la porta dell'ufficio di Hector. Steph riportò la telecamera a un'ampia angolazione per coprire l'intero negozio. Tutto in una giornata di lavoro. Poteva vedere il riflesso del suo sorriso nel vetro a specchio.

***

"Sarebbe stato più soddisfacente se si fosse alterata," disse Steph a Tony al loro tavolo al Depot. "È stata una delle più tranquille che abbia mai visto."
"Avesti dovuto essere sul pavimento con lei. Giuro che potevo sentire l'aria fredda uscire da lei."

Steph sorrise, battendo leggermente il dito sul tavolo a tempo con il ritmo della musica. "Sai, credo che mi piacerebbe fare una copia della videocassetta del tuo breve incontro con Blondie. La sto guardando da così tanto tempo, è come familiare."
Risero entrambi.

Steph sentì una mano sulla sua spalla. Alzò lo sguardo. Capelli ramati, occhi azzurri caldi, carnagione perfetta, labbra rosso intenso sorridenti, spalle attraenti. Lei disse, "Ciao. Sono Linda Stedams. Lavori nella sicurezza a Lowery's, vero?" Steph annuì. "Lavoro nel reparto abbigliamento femminile, e ti osservo da alcuni giorni. Mi chiedevo se ti andrebbe di ballare."

Aveva perso il filo della musica. Non riusciva a capire se conoscesse o meno la canzone nell'aria. Fissò direttamente i suoi occhi ed era certo che lei stesse sussurrando qualcosa. Pensò che se avesse guardato le labbra, non si sarebbero mosse. Il suo sguardo era un po' troppo caloroso, e la sensazione che quegli occhi fossero stati su di lui in precedenza quando lui non lo sapeva era inquietante.

Tony gli diede dei calci da sotto il tavolo.
Guardò il suo amico che lo incoraggiava con gli occhi.
"Uh. No grazie," disse Steph. "Forse... forse un'altra volta. Sono venuto solo per una birra veloce. Oggi sono davvero stremato."
"Va bene," disse lei, "Ci vediamo al lavoro domani." Sorrise e salutò mentre si dirigeva al bar verso un gruppo di donne che stavano osservando come gli spettatori di un incidente.

"Amico, perché l'hai fatto?" disse Tony stringendo i denti. "Era davvero carina. Ha detto che ti aveva notato al lavoro. Cosa c'è che non va in te?"

Steph la fissò, masticando distrattamente una pellicina sul dito. La guardò mentre la minigonna si aderiva sui fianchi quando si sedeva con le sue amiche, la vide accendere una sigaretta e schiacciarla contro il bordo di un posacenere quando la cenere aveva iniziato ad aumentare.

"Steph? Vedo delle luci. C'è qualcuno in casa?"
Steph guardò Tony come se stesse uscendo da un sogno. "Non so perché diavolo l'ho fatto. Deve avermi solo spaventato. Ma posso rimediare subito." Chiamò il cameriere e gli chiese di mandare alla donna dai capelli rossi al bancone una bevanda con il messaggio: 'Non so dov'era la mia testa. Stanco o meno, mi piacerebbe ballare se hai ancora voglia.'

"Grande!" disse Tony. Steph sorrise dall'altra parte del tavolo al suo amico. "Guarda solo il tuo uomo, Stephan Leeder. Vede. Conquista. Arriva."
"Grande!" ripeté Tony.
Steph osservò il barista servire la bevanda e si sedette di nuovo aspettando la risposta di Miss Stedams.