Horatio Oddity era noto alla gente del quartiere per la sua dedizione nella sua attività di antiquario, in una città senza nome né tempo.
Horatio faceva quello da tutta la vita. Era un uomo anziano ormai, dalla carnagione delicatamente rosa e il viso rotondo. I suoi occhi vivaci, anch’essi tondi ma scuri come due mirtilli, erano però sempre attenti, allenati com’erano, ad ogni movimento. I suoi capelli bianchi e folti, che teneva confusamente in testa, creavano un forte contrasto con la precisione con cui svolgeva il suo lavoro e in cui ogni azione aveva la tendenza all’ordine. Infine, due prugne rosse al posto delle guance e gli occhiali sempre sul naso completavano il suo aspetto.
Nonostante il passo incerto e cauto, Horatio camminava senza bisogno di un bastone, quasi sfidando la forza di gravità e bilanciando con attenzione ogni oscillazione, ma la sua andatura, sebbene instabile, rivelava una determinazione innata a raggiungere sempre la sua destinazione.
Abitava in un angolo della casa sopra il negozio e da una delle finestre della facciata principale si potevano osservare chiaramente le vetrine sempre lucide del piccolo laboratorio, ricolmo di orologi antichi e strani, alcuni dei quali sembravano proprio fuori dal tempo. C’era una grande confusione di oggetti, distribuita uniformemente in due stanze.
Nella stanza più piccola, un tavolo e una sedia di un legno brunito dagli anni sembravano dare un senso a quello spazio senza dimensione... perché tutto passava di lì: oggetti che dovevano essere ripuliti oppure aggiustati per poi essere messi in vendita.
L’altra stanza raccoglieva, senza fretta, tutto quello che veniva prodotto nella prima.
Una sera, poco prima della consueta chiusura, si presentò un giovane, il suo nome era Percival Marlowe, disse entrando. Entrò con garbo, come per non disturbare la luce tenue delle lampade che imponevano grande concentrazione e soprattutto rispetto per la circostanza. Esplorò gli oggetti nelle due luci di esposizione che davano sulla strada. Con la sua figura slanciata e il passo leggero, Percival sembrava quasi etereo mentre percorreva la stanza. Gli oggetti antichi sembravano rispondere alla sua presenza, come se riconoscessero uno di loro, se non altro per l’originalità. Le sue dita si fermarono su un orologio da taschino, e i suoi occhi si riempirono di ammirazione per il dettaglio e la maestria del lavoro.
Horatio osservò il giovane con interesse e gli si avvicinò silenziosamente. "Posso esserle d'aiuto, Signor Marlowe?" chiese con rara dolcezza. Percival si voltò sorpreso ma poi sorrise. "Oh, certo. Sto cercando qualcosa di unico, qualcosa che racconti una storia." Horatio annuì e cominciò a guidarlo attraverso la stanza principale. Mentre camminavano tra gli scaffali ormai appesantiti dai numerosi oggetti, Horatio raccontò di orologi che avevano viaggiato attraverso il tempo, di specchi che riflettevano mondi alternativi e di quadri che avevano catturato l'anima di chi li aveva dipinti. Percival ascoltava attentamente, rapito dalle parole dell’antiquario. In quel momento, la bottega sembrava più un luogo di meraviglia che di semplice commercio, era come se il confine tra passato presente e futuro si fosse improvvisamente assottigliato e il tempo rallentato.
Il giovane notò un secondo oggetto particolarmente interessante, uno scrigno, e chiese di vederne l'interno. Horatio con cura lo aprì rivelando all’interno un antico orologio da polso. Non era bellissimo. "Questo orologio ha una storia tutta sua," disse Horatio. "Sembra aver attraversato innumerevoli epoche e luoghi. Non sappiamo da dove venga o chi lo abbia costruito, ma porta con sé un'energia insolita." Percival doveva convincere Horatio a venderglielo. Poiché Horatio sembrava esitare, il giovane insistette. "Questo orologio è diverso da tutto ciò che ho mai visto, è un pezzo unico e mi piacerebbe averlo nella mia collezione." Horatio esitò ancora per un momento, ma poi annuì. "In tal caso, Signor Marlowe, l'orologio è vostro. Prendetelo e custoditelo con cura. Spero che porti nella vostra vita la stessa meraviglia che ha portato a me mentre ero il suo custode."
Percival lasciò il negozio con l'orologio in una piccola scatola di velluto; ritornò poi diverse volte a far visita ad Oddity, cosa che divenne in seguito una consuetudine. Passò ore a parlare con l’anziano antiquario, ad ascoltare storie di epoche passate e a imparare i segreti degli oggetti.
Tutto può cambiare in pochi istanti! Le loro storie, come gli oggetti preziosi nella bottega, erano il passato e il futuro. Il tempo presente, sempre in movimento, aveva intrecciato i loro destini. Quel primo incontro avrebbe quindi lasciato un'impronta durevole nella vita di entrambi, un legame tra due anime affini, una storia ancora da scrivere e forse qualche segreto ancora nascosto tra gli ingranaggi degli orologi antichi.