Fluidi

Quello che non immaginiamo possibile.

Nella pittoresca cittadina costiera di Moltevalli la Vecchia Fonderia era stata per decenni il fulcro della sua attività economica e sociale.

Montevalli, collocata in prossimità dell'estuario Raparossa,poteva contare sulla potenza del vento a Nord, sulla portata del fiume ad Est e sulle due minuscole valli adiacenti il retrostante Monte Lupone, Filinvera e Riccoprato. Le case erano distribuite in modo sparso attorno al Municipio, e i viottoli facevano pensare, nel vederli dall'alto, a piccole spirali e figure curve a forma di piuma, come nei tessuti Paisley. Ma poi arrivavano sempre lì, nel centro.

Montevalli aveva, dunque, tutto quello che di più si poteva sperare per l'instaurarsi di una solida economia locale, più la intima bellezza del paesaggio circostante con le due valli attaccate che contribuivano al sistema economico locale e, ma in minor misura, a mantenere le tradizioni di una realtà agricola. I loro prati coltivati a orzo e grano erano sempre esposti ai venti, intrappolati tra Monte Lupone e la piccola cordigliera montuosa laterale, creando delicate e lunghissime onde fruscianti durante l'estate, interrotte solo al momento della mietitura. E quando i campi non erano coltivati erano lasciati alla terra e provvedeva lei a movimentarli in altro modo.

Il potenziale di Raparossa, oltre al fine energetico, era sempre stato sottovalutato; infatti era troppo articolato e incontrollabile per poterci costruire e non permetteva la pesca per via del colore dell'acqua, simile a quello del vino, più o meno rosso. Però, quando quelle acque si mescolavano al mare avveniva una magia: si confondevano mille colori, soprattutto nel periodo invernale proprio con i primi fiocchi di neve, e il fiume diventava amaranto.

Il mare con la sua costa sfiorava le case, protette da un piccolo porto che serviva il commercio minuto e i grandi affari della preminente attività metallurgica. Monte Lupone lo riforniva generosamente delle sue materie prime. La zona costiera e la parte marittima non era disegnata precisamente, e le spiagge cambiavano sempre per via dei piccoli ciottoli che, con le maree, modificavano quei confini; rotolavano continuamente modellando forme sempre diverse. Il faro rimaneva impettito sempre nella stessa posizione.

Dove le onde del mare s'infrangevano delicatamente sulla costa, a destra di Raparossa sorgeva l'imponente struttura della Vecchia Fonderia. Le sue mura di pietra, segnate dal passare del tempo e dell'acqua, raccontavano storie di generazioni passate che avevano plasmato il destino di quel borgo. Questo non era solo un luogo di produzione, ma un monumento alle tradizioni, custodito con orgoglio.

Anche la gente sembrava avere una nota dinamica in questo posto; le parole arrivavano velocemente all'orecchio di tutti. Tutti sapevano tutto... di tutti! Ma anche, tutti erano sempre pronti a offrire il proprio aiuto e il proprio cuore per le cause opportune.
Insomma, lì c'era effettivamente ogni cosa. Tuttavia, il vento del cambiamento soffiava, e non solo da Nord, su Montevalli.

Una notte, una tempesta eccezionalmente violenta colpì la cittadina, causando danni significativi alle abitazioni e anche alla Vecchia Fonderia. Il muro aveva ceduto al tempo e aveva esposto la struttura alla forza inarrestabile di quella notte. Tanto è, che crollò per metà. Nei giorni successivi la comunità di Montevalli si trovò di fronte alla scelta difficile di restaurare la Fonderia per preservare le sue tradizioni e riabbracciare il futuro. Il Sindaco riunì la popolazione nella piazza del Municipio per informare e dare inizio all'organizzazione del faticoso processo di ricostruzione. Con sguardo serio e voce solenne, parlò alla folla.

"Cittadini di Montevalli, la tempesta ha colpito duramente la nostra amata città, ma dobbiamo guardare la vita con coraggio. La Vecchia Fonderia, il cuore delle nostre tradizioni, è ferita ma non spezzata. La decisione sulla sua sorte sta nelle nostre mani."

Fu quello che fu, e si diede inizio ai lavori.

Durante il rifacimento si verificò un secondo fenomeno straordinario. Dalle macerie emerse una sorgente i cui fluidi sembravano reagire agli eventi. E gli effetti si manifestarono presto: questi potevano assumere colori e luminosità diverse in base alle emozioni prevalenti della popolazione. Quindi, se la città era pervasa da una sensazione di speranza e ottimismo questi brillavano con tonalità calde e luminose, al contrario, in momenti di tensione o incertezza assumevano colori più cupi. Si comportavano in pratica come una trasmittente di un linguaggio silenzioso. Inoltre si notò che quando qualcuno si avvicinava alla sorgente con intenzioni positive e aperte, i fluidi avevano un effetto curativo accelerando il processo di guarigione di benessere e rinnovamento. Si osservò anche che se applicati al terreno e nella coltivazione, questi ne acceleravano la crescita e i giardini e i campi coltivati prosperavano in modo straordinario. Le loro luminescenze si riflettevano anche nelle strade del paese con un risultato non descrivibile. La sorgente poteva reagire anche alle inaspettate calamità naturali: un cambiamento improvviso nei colori poteva fungere da segnale di avvertimento per la comunità, permettendo un'evacuazione tempestiva o la preparazione ad affrontare la minaccia imminente.

Di tutto questo si doveva pur tenere conto e la gente ben presto si divise, perché la ricostruzione avrebbe previsto la distruzione della sorgente stessa. L'uso creativo e saggio dei fluidi poteva avere, infatti, impatti diversi su vari aspetti della vita a Montevalli, trasformando la sorgente in una risorsa preziosa per plasmare il destino della cittadina.

Il sindaco decise di coinvolgere la comunità in una serie di dibattiti pubblici. Furono organizzati incontri aperti per discutere i pro e i contro di ciascuna opzione. Gli abitanti si espressero, dando voce alle loro preoccupazioni e alle loro speranze. Il dibattito divenne un elemento centrale nella vita di Montevalli, con incontri regolari che coinvolgevano giovani e anziani, artigiani e agricoltori.

Uno dei momenti cruciali fu durante un dibattito, quando una giovane artista, Isabella, propose di creare un'opera che simboleggiasse l'unità della città. Con la collaborazione di altri artisti locali, Isabella utilizzò alcuni liquidi che provenivano dalla fonte per dipingere un murale sulla parete ancora danneggiata della Vecchia Fonderia. Il murale ritraeva la storia di Montevalli, la forza della sua comunità e la promessa di un futuro in cui le tradizioni e l'innovazione potevano coesistere. Questo, inoltre, prendeva vita durante le discussioni assumendo colori e forme che rispecchiavano l'andamento del dibattito.

Il sindaco percepì il potenziale di unire le forze delle tradizioni e del cambiamento. Propose allora un piano alternativo che integrasse entrambe le opzioni. La Vecchia Fonderia sarebbe stata comunque restaurata e trasformata in un centro multidisciplinare; la sorgente e la Fonderia sarebbero state entrambe preservate, ciascuna con il proprio ruolo unico di tradizione e innovazione.

Montevalli e la sua storia si diffuse ben oltre i confini della costa ispirando altre comunità nel mondo e identificandosi in una leggenda contemporanea di possibilità e rinnovamento in continua trasformazione, dinamicamente fluida.