Sotto l'edera Tommaso lasciò cadere le sue borse sul pavimento nell'atrio d'ingresso. Piccole polveri si sollevarono dietro di lui, come nuvolette di muffa alla luce paglierina che filtrava dalle finestre ai lati della porta principale. Lui e sua sorella Catarina erano stati cresciuti dai nonni, nelle stanze sorprendentemente luminose, di questa casa di tre piani in pietra scura. Dieci anni fa, quando i due anziani tornarono bambini, Catarina e Tommaso li avevano accolti con loro. La casa di famiglia era stata lasciata a sé stessa per dieci anni; anni in cui i mobili erano stati coperti e gli specchi avevano riflesso solo teli e moti di polvere.
Tommaso e Catarina si erano alternati nelle operazioni di cura della casa, facendo funzionare l'aria condizionata e il riscaldamento a seconda della stagione, controllando le tubature in inverno e assicurandosi che il Servizio di manutenzione del prato, di fronte alla casa, svolgesse il lavoro assegnato. Nella casa avevano ‘gestito tutto’ ma Tommaso non riusciva a ricordare di averla ripulita negli ultimi anni. Non poteva credere all'accumulo di polvere; tutto pareva come leggermente lanoso. Da dove si trovava, tutto sembrava al suo posto. Avevano lasciato il più possibile in casa sperando inizialmente che, se fosse stata pronta per loro, un giorno i nonni sarebbero potuti tornare. Ma ciò non era mai successo e Tommaso era di nuovo lì per mettere le cose in ordine per l'agente immobiliare.
Era come se molte esperienze si stessero chiudendo nella sua vita.
Per via della polvere, Tommaso sternutì. Il rumore risuonò attraverso il vuoto dell'atrio, come il sospiro di un anziano. Ancora un altro starnuto, e improvvisamente fu catapultato in un altro ricordo. Ventidue anni prima lui e Catarina, piccoli orfani, erano entrati dalla stessa porta. Uno di loro starnutì rumorosamente...
La porta sbatté dietro di loro mentre il nonno portava l'ultima parte delle loro cose. Così Tommaso alzò gli occhi verso la nonna che teneva in grembo la sorella addormentata. Qualcosa di grande era cambiato. Poteva identificare i cambiamenti perché li aveva sentiti così tante volte nelle ultime settimane ma, fino a quel momento, le parole erano sembrate incomprensibili. Capì, se non l'accettò; non sarebbero mai più tornati in Ohio, non avrebbero più tenuto la mano della mamma, non avrebbero più scherzato con il papà.
Sua nonna non somigliava più alla 'Mrs. Butterworth' dell'allegra bottiglia di sciroppo. Aveva delle rughe agli angoli della bocca e degli occhi, rughe che non accompagnavano un sorriso e aveva le spalle curve, nonostante il peso leggero di Catarina.
"Verrete a stare da noi per un pò," aveva detto con un sorriso teso. "Tommi, prendi quella scatola e vieni su con me."
Lo portò verso la stanza che aveva condiviso con Catarina durante le loro visite "Questa era la stanza di tuo padre, ma ora è la tua. L'ho sistemata apposta per te."
Tutte le cose ordinate, le bandiere e le foto del baseball, i trofei e i vecchi libri erano stati rimossi. La stanza sembrava stranamente pulita...
Tommaso aveva un secondo motivo per dire a Catarina che si sarebbe occupato della pulizia da solo. Aveva in mente di perdersi nei semplici gesti e sperava che il senso di realizzazione avrebbe riacceso il suo motore creativo. Il suo editore avrebbe tollerato solo per un paio di mesi ancora le scuse del tipo 'ci sto lavorando' prima di spostare Tommaso in fondo all'elenco per fare spazio a nuovi talenti. Durante quell'anno di blocco creativo, era diventato sempre più convinto di essere l'autore di un solo romanzo, che il successo del suo primo libro fosse stato solo un caso fortunato e che non avrebbe mai più scritto.
Lasciò le valigie e si diresse verso il retro della casa. Si fermò in cucina e guardò il cortile fuori dalla finestra. Le viti rampicanti avevano preso il sopravvento sulla rossa recinzione in legno; sembravano tentacoli verdi e sinuosi che la terra aveva mandato verso la recinzione. I piccoli orti quadrati erano scomparsi, sostituiti da una crescita selvaggia di erbacce e di piante domestiche che avevano riconquistato il loro spazio, liberate. Il sentiero sul retro era una mappa di crepe e vene di verde. Il muschio e le radici degli alberi, il sole, il vento e la pioggia avevano lavorato duramente nel corso degli anni per restituire al giardino una sorta di stato naturale. Al centro del cortile, un libro abbandonato, grigio di muffa, le pagine sbiadite dal sole spalancate verso il cielo. Accanto, una vecchia bicicletta sembrava seduta in un riposo arrugginito, una ruota piegata sulle pagine come se stesse leggendo. Grandi bracci di edera erano cresciuti dall'angolo lontano del cortile, per circondare il libro e la bicicletta. Cartacce e lattine di soda e caffè, chissà da dove, sparsi sul bruno terreno. Tommaso osservava il tutto, mentre la luce imbruniva. Le imperfezioni del cortile svanirono...
I due bambini corsero in giardino. Tommaso, di nove anni, superò di gran fretta la sorella. Aveva i capelli alla maschietto che gli sbattevano ai lati del viso. I vestiti erano ancora abbastanza puliti, ma si notava che aveva giocato. Indossava quello che sua nonna avrebbe chiamato una ‘maglietta per i giorni buoni’ e le sue avventure erano scritte ovunque. La giornata, dalla debole luce bianca, era ormai avanzata. Iniziò a scavare in uno dei piccoli orti, tra alcuni pomodori appena piantati. Catarina seguì, più lentamente; era molto più piccola di lui e dalla carnagione molto più chiara. Si allontanò dalla pila di terra che lui stava facendo, quasi come se la spaventasse, ma gli si inginocchiò accanto. Lui fece finta di raccogliere qualcosa da terra, qualcosa di minuscolo e invisibile. Lo lasciò cadere nel buco che aveva fatto e cominciò a coprirlo...
Socchiuse gli occhi come per scrollarsi il passato e tornò di fronte alla casa per prendere le sue borse. Aveva già lasciato il computer e ogni altro ricordo legato alla sua vita da scrittore nel piccolo laboratorio annesso al garage. Voleva togliersi ogni pressione dalla sua bloccata creatività. Se l'ispirazione fosse sbocciata, avrebbe preso nota nel suo diario. Se quella meravigliosa, irrequieta e nervosa esigenza fosse tornata, se qualcosa di reale avesse preso forma, tutto era lì nel garage ad aspettarlo. Per ora, il servizio di pulizia ‘Merry Maid’ di Tommaso era lì per fare visita alla casa.
Un'ora dopo, lasciò i detergenti fuori dalla porta della sua vecchia stanza e sbirciò all'interno. Nel centro della stanza, illuminata dalla luce del tramonto, il letto a baldacchino era posizionato nel mezzo, come un'ape regina nel suo alveare. Tommaso attraversò la stanza, sbloccò la finestra a battente e le diede una spinta; si incastrò sul lato sinistro come se il solido e laccato legno volesse trattenere l'aria vecchia e confortante nella stanza. Riuscì a sbloccarla con un pò di sforzo e qualche imprecazione ben piazzata. Una volta aperta e fissata, vide dei buchi nella zanzariera; erano abbastanza grandi da far entrare le zanzare che avevano tormentato le notti estive da bambino. Mentre tornava indietro per prendere il secchio con detergenti e i panni, cercò di evitare persino il suo sguardo allo specchio crepato sopra l'armadio; portava sfortuna, quello...
Tommaso si sedette sul suo letto e fissò la foto dei suoi genitori. Quando era solo nella stanza di suo padre — la sua stanza da oltre un anno ormai — pensava spesso ai suoi genitori. Il nonno diceva che erano in Paradiso. Sapeva cosa significasse; aveva imparato la lezione alla scuola domenicale come tutti gli altri bambini. Si chiedeva anche se Catarina li ricordasse ancora. Lei e Tommaso non avevano mai parlato dei loro genitori.
Catarina aveva sette anni e si divertiva a esplorare i vantaggi del suo appena scoperto pollice verde. Aveva superato in fretta la sua paura del terreno e degli scavi una volta che il nonno le aveva offerto di aiutarlo nell'orto. Diceva che non era mai cresciuto meglio di quanto non avesse fatto da quando era arrivata lei. Le aveva persino concesso di coltivare un pezzo di terra con la sua pianta preferita, l'edera, nell'angolo più lontano del cortile.
Nonna disse che avrebbe preso il sopravvento prima o poi, ma il nonno sorridendo aveva respinto l'idea. Tommaso rimise la foto nel suo nascondiglio sotto le tavole del pavimento. C'erano foto dei suoi genitori in tutta la casa, ma questa era solo sua. Era una delle prime foto che gli era stato permesso di scattare con la macchina fotografica di famiglia. I suoi genitori posavano in modo buffo sopra il tavolo della cucina, sembravano proprio usciti da un annuncio di elettrodomestici degli anni '50.
Lasciò cadere il tappeto sopra la tavola mentre Catarina, con un gran sorriso e le unghie sporche di terra, entrò nella stanza per dirgli che la nonna aveva appena finito di leggere il racconto che aveva scritto...
Raccolse i cocci di vetro che erano caduti dallo specchio e li pose con cura nel cestino che aveva con sé. La storia che sua nonna aveva finito di leggere quel giorno era un terribile racconto dell'orrore con lupi mannari volanti, melme verdi striscianti e fiumi di sangue. Gli aveva detto che aveva un talento meraviglioso per le descrizioni. Aveva detto che non vedeva l'ora del suo prossimo racconto, elogiando il suo lavoro con sincerità.
Non chiese mai a Catarina cosa avesse piantato quel giorno. Era stato nel bel mezzo dell'inverno, troppo freddo per uscire. Forse, se l’avesse portata nella casa prima di venderla e avessero rivissuto insieme i ricordi, avrebbero parlato di cose mai condivise prima.
Tommaso iniziò a spolverare i mobili. Mentre lavorava si perse in riflessioni sul passato.
Nel tentativo di ignorare la voce nella sua testa che gli ripeteva di non aver niente di nuovo da scrivere, Tommaso aveva passato una settimana a fare pulizie, lucidare, spolverare e sistemare. Aveva fatto tutto quel che poteva senza stravolgere nulla. Mentre lavorava, in ogni stanza, riviveva una parte diversa della sua infanzia. In cucina c'erano ricordi delle abbondanti colazioni della nonna prima della scuola e delle accoglienti cene della domenica. In cantina ricordava suo nonno che gli insegnava a lavorare sui motori dei tagliaerba e a costruire apparecchiature elettroniche con pezzi di recupero. Nella sala familiare, il ‘salotto’ come sua nonna l'aveva chiamato, c'erano le serate davanti alla televisione con la sorella e i nonni, ciotole di popcorn o biscotti al cocco e latte. Tutti i segreti del suo passato erano così comuni; cosa avrebbe potuto scrivere?
Tommaso liberò la mente e attraversò la cucina, uscendo dalla porta sul retro. Aveva lasciato il giardino per ultimo. Anche nel breve periodo in cui era tornato alla casa, il cortile era cambiato. Il caldo sole estivo e le piogge calde avevano esasperato il verde della selvaggia vegetazione e gonfiato le pagine di quel libro abbandonato.
Allora si sedette sul gradino più alto della veranda, sul retro, guardando fisso il giardino e sognando ad occhi aperti...
"Avanti," disse la voce sorridente di sua sorella dalla casa. Zittì gli altri bambini, che stavano dietro di lei, alla festa per il dodicesimo compleanno del fratello. "vai in giardino, vai sotto l'edera, Tommi."
Aveva dodici anni, Tommaso scese le scale guardando dietro di sé. La nonna stava dietro sua sorella, incoraggiandolo lentamente con un gesto della mano. Arrivò in giardino. Il groviglio di edera nell'angolo più lontano aveva iniziato a prendere il sopravvento. Era lì che si sedeva a pensare, andava lì per stare da solo e qualche volta scrivere. Tutta la famiglia lo sapeva, soprattutto sua sorella. Si fermò e guardò le verdi foglie a forma di cuore.
"Sotto le foglie," disse Catarina.
Qualcosa di argenteo balenò sotto l'ombrello di foglie. Tommaso si chinò per guardare. Era un quaderno rilegato in tessuto. Cucito nella copertina c'era una cornice per foto divisa da una rosa di ceramica bianca. Da un lato della rosa c'era una foto dell'estate precedente di Tommaso e sua sorella che piantavano verdure nell'orto. Dall'altro lato, c'era una foto dei loro genitori che facevano la stessa cosa nell'orto della loro vecchia casa, quella dell'Ohio.
Sua sorella fu improvvisamente dietro di lui.
“nonna mi ha aiutato a farlo. È per i segreti..."
Tommaso scosse via il passato dagli occhi ancora una volta. Era in quel quaderno che aveva scritto le prime storie di cui andava fiero; dai suoi appunti e idee scarabocchiati erano cresciute storie realistiche. Allora sorrise.
Grazie a Catarina, nell'orto avevano piantato più che semplici pomodori, barbabietole e zucche negli anni che avevano vissuto con i nonni; lì era iniziata una vita intera di storie.
Decise di lasciare il cortile così com'era; la natura aveva impiegato molto tempo per restituire il luogo al suo stato originale. I nuovi proprietari avrebbero potuto fare ciò che volevano. Avrebbero potuto partire da qualcosa di spontaneo, libero, invece di essere influenzati dall'ordine che lui aveva imposto. Avevano le materie prime; dovevano solo lavorarci un pò.
Tommaso guardò le ombre delle nuvole inseguirsi sul terreno. Dolci ventate fecero scricchiolare la recinzione, come i pattini di una vecchia sedia a dondolo. Si lasciò cullare dalla freschezza della giornata e guardò il giardino. La brezza catturava le bianche pagine del libro che, asciugando, si agitavano in segreto, sotto le foglie scure dell'edera.