La terza vita

Cronache.

Recentemente mi è capitato di leggere sui giornali locali cronache di uomini e donne le cui vite sono state travolte da imprevedibili avvenimenti. Una mi è rimasta particolarmente impressa e credo di potervela raccontare nei suoi tratti essenziali. Questa storia mi ha convinto: noi abbiamo delle potenzialità spesso inespresse che talvolta riusciamo a manifestare, anche grazie al caso.

Casteldrago, 21 giugno - Silvia, una pensionata di 67 anni, ha recentemente vissuto un'esperienza che ha cambiato il corso della sua vita.

Durante una delle sue passeggiate, alla fine di un sentiero sconnesso trova un cancello nascosto dalla vegetazione, lo ha aperto e ha trovato un giardino in totale stato di abbandono.

Giornalista: "Silvia, cosa ha pensato quando ha aperto quel cancello e ha visto il giardino per la prima volta?"

Silvia: "È stato incredibile, una scoperta del tutto occasionale. Vado spesso a camminare e quel giorno avevo scelto una meta a circa 50 km da dove abito, un percorso fuori dal centro abitato, in aperta campagna; il mio cane ha bisogno di muoversi ed anche io, ora che ho del tempo da dedicarmi… Ho richiamato il cane che da qualche minuto era sparito, avevo visto che direzione prendeva e l’ho seguito lungo un piccolo sentiero che porta all’abbeveratoio di Ritagli. E’ stato come entrare in un altro mondo. Vedo un cancello di ferro, ridotto molto male, e decido di entrare. Qui trovo una piccola radura; al momento non ho capito che fosse un giardino. Era completamente selvatico, con piante e fiori che crescevano in tutte le direzioni. Mi sono subito sentita attratta da quel luogo, come se mi stesse chiamando."

Giornalista: "E poi ha trovato quella targa..."

Silvia: "Sì, mentre stavo osservando un'area particolarmente fitta di vegetazione, ho visto qualcosa brillare sotto un cespuglio ed era una targa in ottone con un nome, Leondina Conti, e una data del XIX secolo. Mi sono subito chiesta chi fosse e perché quell’orto fosse lì. Quel nome mi diceva qualcosa, infatti è una mia bis-bisnonna."

Giornalista: "Come ha scoperto che Leondina era una sua antenata?"

Silvia: "Ho iniziato a fare ricerche documentali su quel riferimento, l’ho semplicemente scoperto dalle carte! Leondina era stimata per le sue conoscenze botaniche e per il suo impegno nel coltivare piante medicinali, una specie di farmacista insomma…"

Il recupero del giardino e la scoperta delle origini familiari hanno portano Silvia a dedicare gran parte del suo tempo a studiare le tecniche di giardinaggio della sua capostipite ed a ripristinare le piante medicinali e ornamentali nel giardino come in origine, con il permesso del Comune che nel tempo ha acquisito la proprietà del terreno, ma che è accessibile al pubblico. "È diventato il mio rifugio," spiega. "Mi sento connessa a Leondina e alla storia della mia famiglia in un modo che non avrei mai immaginato. Ho chiesto il permesso di risistemarlo, spesso te lo concedono se le intenzioni sono conservative."

Quando le viene chiesto come questa scoperta abbia influenzato la sua vita, Silvia risponde: "Mi ha dato un nuovo scopo. Non avrei mai pensato di poter fare qualcosa di simile…"

Giornalista: "Cosa ha significato per lei riportare in vita quel giardino?"

Silvia: "È stato un processo di scoperta continua. Ogni pianta che cresce, ogni fiore che sboccia, è come un messaggio dal passato. Questo giardino ha risvegliato in me una parte che non sapevo di avere."

Giornalista: "Che cosa pensa di fare ora, con questa nuova scoperta e con questo ‘giardino ritrovato’?"

Silvia: "Voglio continuare a curarlo, non solo per me stessa ma anche per la mia famiglia e per le generazioni future. Mi piacerebbe far aprire il giardino al pubblico, per condividere questa storia con altri e mostrare l'importanza della conservazione della memoria storica. È diventato parte integrante della mia vita e sento che è il mio dovere preservarlo e farlo conoscere. Anche se, lo devo dire, mantenerlo è molto impegnativo, ma è un lavoro che dà anche una grande soddisfazione."

Giornalista: "E la sua famiglia, come ha reagito a questa sua nuova passione?"

Silvia: "All’inizio erano un po’ scettici, non riuscivano a capire perché mi stessi dedicando così tanto a questo progetto. Ma quando hanno visto i risultati del mio lavoro e l’importanza che questo giardino ha per me, hanno iniziato a sostenermi. Ora, alcuni di loro mi aiutano nelle attività di manutenzione e nelle ricerche storiche. È diventato un progetto di famiglia."

Giornalista: "Ha qualche consiglio per chi, come lei, potrebbe trovarsi a scoprire un pezzo di storia familiare?"

Silvia: "Direi di seguire sempre il proprio istinto e di non avere paura di esplorare il passato. Scoprire le proprie radici può dare un nuovo senso alla propria vita e aprire opportunità incredibili."

Giornalista: "Grazie, Silvia, per aver condiviso la sua storia con noi."

Silvia: "Grazie a voi che mi fate ricordare che ho una terza vita da considerare."

Silvia, da pensionata a custode di un prezioso patrimonio storico e familiare, ci ricorda che la vita riserva sempre delle sorprese e ci invita a trasformare ogni giorno in una possibilità di crescita personale, senza mai dimenticare chi siamo stati nelle generazioni passate e che saremo sempre quello che eravamo, ma con qualche differenza.