"Phil―ip?" Alex domandò, allungando il nome del marito in due ampie sillabe.
"A―lex?" Philip lo imitò.
"Cosa stai facendo?" fece Alex, consapevole della risposta.
"Guardo fuori dalla finestra." Philip rispose con fare serio.
Alex guardò sopra gli occhiali e oltre il libro che stava cercando di finire prima della riunione del suo Club del Libro. "Lo vedo, caro." rispose anche se, dall’alto dei suoi occhiali, tutto ciò che poteva effettivamente vedere attraverso i suoi occhi quasi ciechi, era una macchia colorata di Philip vicino alla luce della finestra aperta dall'altra parte della stanza. "Perché fissi fuori dalla finestra?"
"Non sto fissando ma guardando fissamente." Philip non volse neppure gli occhi verso Alex.
"Ti comporti come Gladys." disse Alex, spingendo gli occhiali indietro sul naso in modo che Philip fosse meglio a fuoco.
"Non proprio." si corresse Philip. "Ho sentito qualcosa."
"Sì, beh, i vicini ti vedranno sicuramente 'sentire qualcosa' se ti avvicini ancora di più al vetro." Riportando la sua attenzione al libro, Alex lesse, per la terza volta, una frase che presto avrebbe memorizzato. Almeno avrebbe potuto citare quella frase alla riunione del Club del Libro.
"Cosa credi che stia facendo quel tipo?" Philip rimuginava.
Con un sospiro, Alex mise il segnalibro al suo posto. "Non saprei. Chi stai osservando oggi?"
"Non sto osservando... ma è Blondie. Ha di nuovo parcheggiato il suo furgone di fronte alla porta di casa. Continua a camminare avanti e indietro tra la casa e il furgone."
"Quindi sta caricando qualcosa." disse Alex come se stesse parlando ad un bambino capriccioso.
"Non sta portando nulla." disse Philip. Finalmente distolse lo sguardo dalla finestra. "E ogni volta che va in una direzione, guarda da entrambi i lati come se stesse attraversando la strada..." Poi, con la gravità di Sherlock Holmes che svela una deduzione sorprendente, aggiunse: "O controllando se qualcuno lo sta osservando."
"Qualcuno lo sta osservando, infatti."
Philip sollevò gli occhi al cielo. "Non può vedermi."
"Non essere troppo sicuro. Penso che tu abbia una stampa a quadretti sulla punta del naso per via del vetro.”
Le dita di Philip toccarono la punta del suo naso consapevolmente, prima che potesse fermarsi. Lanciò ad Alex uno sguardo infastidito. "Beh, questo è il mio quartiere. Sto facendo il vigile."
Alex scosse la testa. "Stai diventando Gladys Kravitz. Un giorno Samantha Stephens potrebbe lanciarti un incantesimo per questo."
"Pensi che stia nascondendo delle droghe nel suo furgone? Forse ha intenzione di portarle in città per venderle; ma per essere al sicuro, se la polizia lo ferma, le nasconde in vari posti all'interno del furgone."
"Si, son sicuro che è così."
"La tua ironia è lontana dall'essere utile." disse Philip con un pizzico di irritazione.
"Perché dovrei aiutarti a spiare i vicini?"
"Viviamo in una zona di vigilanza di quartiere."
"Ah! E stai facendo il tuo dovere civico?" chiese Alex con tono asciutto.
"C'è di nuovo quell’ironia. Blondie è a casa tutto il giorno, ogni giorno. Vive in quella grande casa da solo; o almeno, noi crediamo." Philip si interruppe e fece una smorfia. "Potrebbe avere qualcuno legato in cantina!" Scosse la testa, respingendo il pensiero. "Quando lavora? Come si guadagna da vivere? Strano, scommetterei sulle droghe."
"Strano è una buona parola, ma io la applicherei a te. Probabilmente lavora da casa, Signora Kravits. Lascia in pace quel pover'uomo."
"Faccio un salto di sopra." disse Philip come se l'idea fosse appena balenata nella sua mente. "Forse navigherò in rete." Si diresse verso le scale.
"Sì, la vista in effetti è migliore dalla camera da letto." gridò Alex dietro di lui. "Buona fortuna, Gladys!"
Due giorni dopo, sulla strada di casa al ritorno dal cinema, Philip sbandò all'ultimo momento, sfiorando appena un lampione.
"Sapevo che avrei dovuto essere io a guidare." disse Alex, allentando le mani dai lati del cuscino del sedile.
"Scusami." disse Philip. "Le finestre illuminate attirano la mia attenzione. Non posso evitarlo."
"Potresti semplicemente scegliere di non guardare, Gladys." suggerì Alex.
"Ho detto che non posso evitarlo!"
"E allora non sterzare nella direzione in cui stai guardando!"
"Anche questo non posso evitarlo."
Con una sana dose di sarcasmo e la stessa enfasi, Alex disse: "Allora semplicemente non guardare!"
Philip cambiò argomento. "Riguardo al fatto di essere Gladys, e io NON sono―"
Alex levò gli occhi al cielo ancora, ma rimase in silenzio seguendo il consiglio.
Philip continuò: "Lo ripeto: non essendo Gladys… Madame Sindaca―"
"Vorrei che la smettessi di chiamarla così." intervenne Alex. "Un giorno, potrei accidentalmente sbagliare e chiamarla con quel nome, in faccia. È l'unico dei nostri vicini con cui parliamo regolarmente. Sai che il suo nome è Madeleine; chiamala Madeleine."
Philip sospirò. "Si comporta come il Sindaco del quartiere. È più divertente chiamare tutti con i soprannomi."
"Vuoi dire che ti è più facile immaginare che i nostri vicini siano coinvolti in comportamenti stravaganti se non li chiamiamo con i loro veri nomi."
Fece boccuccia. "Sei sempre così poco divertente?" Dopo una breve pausa, continuò con la storia. "Comunque, Madame Madeleine, il Sindaco, ha avuto qualche genere di riunione a casa sua ieri, dopo che sei andato al lavoro."
"Non dovrei mai lasciarti da solo in casa." disse Alex, strofinandosi il naso e considerando i possibili modi per cambiare il suo programma di lavoro in modo da poter sempre intervenire tra il suo curioso marito e i loro innocenti vicini.
"Silenzio," ammonì Philip. "Devo tenerti informato sugli eventi del quartiere."
"Certamente." disse Alex con un gesto del polso. "Informami pure."
"Così stavo mettendo la posta fuori quando una macchina si fermò dall'altra parte della strada davanti a casa della Signora Sindaca. Sono scese tre donne dai capelli grigi e sembravano avvicinarsi di nascosto alla casa―”
"Sembravano intrufolarsi?" interruppe Alex.
"Sìiii, si muovevano lentamente e con cautela, guardando da ogni parte."
"Bene, se fossero state delle anziane Signore, si sarebbero mosse lentamente e con cautela attraversando la strada." offrì sensatamente Alex. "Specialmente nella nostra strada; la gente guida come se avesse il tubo di scarico in fiamme."
"Sì, beh, alcune di queste Signore portavano delle scatole lunghe e sottili. Il finestrino era aperto e so di averle sentite bisbigliare tra di loro." disse Philip voltandosi per guardare Alex mentre la macchina si dirigeva verso la scarpata del canale stradale.
"La strada! La strada!" Alex indicò in preda al panico.
Philip si corresse e poi continuò in modo sensato, "So di aver sentito una di loro dire 'Mafia'.
Scommetto che avevano delle armi in quelle scatole."
Alex guardò Philip con incredulità.
Lui annuì saggiamente e la macchina deviò nuovamente.
Alex corresse ancora la traiettoria della macchina da solo con un colpetto al volante, indicò la strada con l’indice e disse, "Oh SÌ! Ne ho sentito parlare. La Mafia dei Capelli Blu!"
"Davvero?" chiese Philip credendo solo per un istante. "Oh, stai scherzando."
"No. No. No." disse Alex sarcasticamente. "Avrai sicuramente sentito parlare di Cosa Bonviva!"
"Hai davvero perfezionato questa cosa del sarcasmo."
"Mi ispiri." Alex incrociò le braccia e si voltò verso il maritino. "Scherzi e sarcasmo a parte, un giorno uno dei nostri vicini ti scoprirà. Potrebbero non prenderla bene per il tuo ficcare il naso nei loro affari... o per inventare strane storie su di loro."
"Come FAI A SAPERE che le storie sono così lontane dalla realtà?"
"Dayton potrebbe avere la sua quota di crimini… ma le probabilità che ci sia la Mafia, trafficanti di schiavi, un serial killer, rapitori e trafficanti di droga che operano nel raggio di un solo isolato intorno a casa nostra sono molto basse."
"Non guardi le notizie, vero?"
Alex diede una pacca sulla spalla di Philip. "Grazie. Sei la persona più divertente che abbia mai conosciuto." Sorrise e indicò nuovamente la strada.
La mattina successiva, Alex si inginocchiò accanto ai resti di una pianta malata nel rosaio del cortile laterale. I suoi steli erano marroni e fragili ma non meno spinosi. Stava cercando di capire come toglierlo dal giardino senza disturbare le piante sane ai suoi lati quando sentì la porta sul retro aprirsi e chiudersi.
"Ehi." disse Philip mentre passava. "Penso che farò una passeggiatina.”
Alex scavò tra il groviglio di radici cercando di capire quali appartenevano alla rosa morta. "Ehh." disse, senza registrare del tutto ciò che Philip aveva detto.
"Torno tra poco."
"Ok," Alex afferrò le cesoie da giardino e tagliò. Sentì sbattere il cancello… e poi la parola ‘passeggiata’ si collegò alla parola ‘esercizio’ nella sua mente, senza che nessuna di queste fossero effettivamente collegate in modo specifico a Philip. Lui, che aveva il metabolismo di un colibrì, pensava all'esercizio come a qualcosa che può accadere solo agli altri. "Cavolo!" Alex gettò le cesoie da parte. "Philip!" gridò. Non ottenendo risposta, chiamò di nuovo, si arrese, e si diresse verso il cancello.
Quando Alex arrivò nel cortile di fronte, Philip stava camminando sul marciapiede con la nonchalance studiata di un bambino di quattro anni che si avvicina a una torta di compleanno non sorvegliata. "Ehi! Dove vai?"
"Faccio una passeggiata." disse Philip con innocenza. "Qualcosa non va?"
"Piantala di dire stupidate e torna a casa," disse Alex, impuntandosi con determinazione, ma Philip continuò per la sua strada.
"Ho visto qualcosa…" disse Philip beatamente senza voltarsi.
"Bene, non avresti dovuto guardare, E sono sicuro che qualsiasi cosa tu abbia visto, in realtà, non è affatto come l'hai formulata nella tua testa."
Philip si fermò dietro una grande siepe che divideva il confine tra i vicini della casa accanto, che Philip chiamava in modo poco gentile 'i Joad' più in là rispetto alla famiglia 'Furore', e Madeleine. Sbirciò attraverso una breccia nella vegetazione.
Alex scrutò la strada dietro di loro, pregando che nessuno degli altri vicini fosse fuori e stesse assistendo a questo palese atto di spionaggio domestico. "Smettila di sbirciare l’abitazione di Madeleine e torna a casa prima che qualcuno ti veda e chiami la polizia." Alex avanzò e guardò oltre la spalla di Philip giusto in tempo per vedere la porta d'ingresso di Madeleine sbattere. "Era lei?" chiese Alex, afferrando la spalla di Philip. "Ti ha visto qui fuori?"
"Zitto!" disse Philip. "Ti ho detto che ho visto qualcosa. Voglio solo controllare." Si chinò in modo che non fosse visibile dalla casa di Madeleine e procedette lungo la fila di siepi.
"Dove vaaaai?" sussurrò urgentemente Alex. Quando Philip non rispose, si chinò anche lui e seguì suo marito su per la collina. Arrivò in cima giusto in tempo per vedere Philip scivolare attraverso la siepe. Alex si lanciò dietro di lui e fu ulteriormente scioccato, anche se non avrebbe pensato possibile, nel vedere Philip accovacciato appena sotto una delle finestre al piano di sotto di Madeleine. "Philip, torna qui!" sibilò acutamente.
Philip fece un gesto verso il dietro della schiena con una mano e si alzò lentamente per guardare oltre il davanzale nella finestra di Madeleine.
Alex si mosse a carponi in avanti e trascinò Philip a terra. "Farò in modo che tu venga ricoverato in cura psichiatrica appena ti riporto a casa." Si voltò e vide che Philip aveva alzato un dito della mano destra, comandando il silenzio. La sinistra teneva il telefono cellulare contro l'orecchio.
Alex sentì uno squillo attraverso il telefono. Poi Philip annuì bruscamente e disse: "Vorrei segnalare un’invasione domestica."
"E' il 911?" Alex gridò, cercando disperatamente di sussurrare anche. "Smetti! Riaggancia!"
Philip lo ignorò. "5562 Downeybrooke Road. In fretta per favore."
"Non dargli il―"
"Philip Varley. Sì Signora, abito proprio là in fondo alla strada."
"Non ci credo. Non posso crederci."
Chiudendo la chiamata, Philip disse: "Potresti tacere per una volta?"
"Una cosa è che inventi queste storie in casa nostra, ma chiamare la polizia? Come glielo spieghiamo tutto questo? E Madeleine?" Al suono delle sirene in avvicinamento, Alex nascose il viso tra le mani. Senza preavviso, un botto assordante scosse la casa dietro di lui. Guardò su. Due grossi uomini si precipitarono lungo il vialetto principale di Madeleine, rischiando quasi di cadere giù per le scale in pietra. Si gettarono dentro un furgone parcheggiato sul marciapiede che Alex non aveva notato durante l'avvicinamento.
Le gomme stridettero e fumarono prima che il furgone si lanciasse lungo la strada. Non ebbe la possibilità di svoltare l'angolo, una macchina della polizia girò su Downeybrooke. Il furgone fece una violenta retromarcia, ma le auto parcheggiate ai lati della strada non permettevano manovre facili. Entrambe le portiere si aprirono di scatto, e i due uomini robusti saltarono fuori prima che il veicolo si fermasse. Si diressero verso i cespugli vicino alla casa di Philip e Alex.
Alex si rese conto che aveva la bocca spalancata e la richiuse con un rumore sordo. "Come―" fu tutto quello che riuscì a dire.
Il lato destro della bocca di Philip si incurvò verso l'alto, così come il sopracciglio. "Stavo passando davanti alla finestra nel corridoio al piano di sopra quando ho notato il furgone in strada. È rimasto lì per molto tempo prima che gli individui scendessero. Non sembravano familiari e non sembravano il tipo di persone con cui la Signora Sindaca avrebbe fatto amicizia. In realtà, non sapevo nulla finché non ho guardato attraverso la finestra." Con un movimento del pollice, indicò quella a cui aveva appena dato un'occhiata. "Ho visto uno di loro trattenere la Signora Sindaca mentre l'altro batteva il pugno sul palmo della mano."
Ci furono alcune imprecazioni in lontananza. Spiarono attraverso la siepe per vedere i due a pancia in giù sul loro prato con le mani ammanettate dietro le spalle. Philip sorrise. “Dovrei andare a parlare con la polizia. Vuoi controllare la Signora Sindaca?”
Alex strinse le labbra e lanciò al marito uno sguardo più severo.
“Madeleine." affermò Philip. "Vuoi andare ad assicurarti che Madeleine stia bene?"
"Grazie." disse Alex. "E sì, andrò a vedere come sta Madeleine. Tu vai a parlare con gli agenti prima che inizino a bussare alla nostra porta di fronte, cercando te. Questo terrorizzerebbe i gatti."
Con un sorriso il più largo possibile, Philip disse: "Vedi? Niente Gladys. Solo il Vicino Gentile."
Alex sorrise a sua volta e diede una pacca sulla spalla a Philip mentre quest'ultimo si voltava verso casa. "Sì, va bene. Oggi sei stato sicuramente un vicino gentile, ma lei, Signore, è assolutamente POSITIVAMENTE Gladys tutti i giorni!"
"Credi che questo attacco sia una rappresaglia per qualcosa che la Signora Mafia Capelli Blu ha fatto l'anno scorso―”
"VAI!" disse Alex con un sorriso; indicò verso la strada. Mentre girava l'angolo della casa di Madeleine, scosse la testa. Sapeva che non si sarebbe mai liberato di questa fama; e, che fosse buono o cattivo, Gladys era qui per restare.